Costumi medioevali
Promuovere lo sviluppo armonico ed integrale di tutte le dimensioni della persona” ossia realizzare un percorso in continuità, che abbia una valenza fortemente orientativa ed unitaria e consenta di utilizzare molte possibilità di strategie di lavoro cooperativo
sabato 23 marzo 2013
Cucina nel medioevo
Cucina nel medioevo
Medioevo è un termine piuttosto generico per definire un lasso di tempo di quasi dieci secoli, dal VI al XV compreso, ma per quel che riguarda la gastronomia il tempo si restringe notevolmente perché i ricettari che ci hanno lasciato i cuochi del passato e da cui possiamo dedurre come fossero l'alimentazione, i gusti, la tavola dei nostri antenati, risalgono più o meno al Trecento.
È opinione comune che la cucina medievale fosse rozza e poco raffinata; che si riversasse sugli alimenti un quantitativo enorme di spezie per coprirne l'odore e il sapore di avariato; che le persone si cibassero esclusivamente di carni arrostite su grandi fuochi, magari un po' troppo sanguinolente o al contrario ridotte a dei pezzi di carbone. Ma non è così
Per lo meno per la cucina tardo medievale, di cui ci occuperemo, mangiare era una ricerca costante di sapori, colori, abbinamenti, il tutto finalizzato a dare il massimo piacere possibile.
Ricetta dopo ricetta scopriremo insieme che la cucina medioevale era un'arte che richiedeva molta dedizione e molta inventiva. Ma soprattutto scopriremo sapori inconsueti come la delicatezza del latte di mandorle o dell'acqua di rose, la forza dell'agrodolce, il fascino esotico di spezie dimenticate.
Gli uomini e le donne del Medioevo erano senz'altro dei forti mangiatori e per i loro pasti e soprattutto per i loro banchetti venivano realizzate enormi quantità di piatti. Il gusto dell'epoca prediligeva la sovrapposizione dei sapori, tipico è il caso dell'agrodolce, e il largo uso dello zucchero e delle spezie.
È opinione comune che la cucina medievale fosse rozza e poco raffinata; che si riversasse sugli alimenti un quantitativo enorme di spezie per coprirne l'odore e il sapore di avariato; che le persone si cibassero esclusivamente di carni arrostite su grandi fuochi, magari un po' troppo sanguinolente o al contrario ridotte a dei pezzi di carbone. Ma non è così
Per lo meno per la cucina tardo medievale, di cui ci occuperemo, mangiare era una ricerca costante di sapori, colori, abbinamenti, il tutto finalizzato a dare il massimo piacere possibile.
Ricetta dopo ricetta scopriremo insieme che la cucina medioevale era un'arte che richiedeva molta dedizione e molta inventiva. Ma soprattutto scopriremo sapori inconsueti come la delicatezza del latte di mandorle o dell'acqua di rose, la forza dell'agrodolce, il fascino esotico di spezie dimenticate.
Gli uomini e le donne del Medioevo erano senz'altro dei forti mangiatori e per i loro pasti e soprattutto per i loro banchetti venivano realizzate enormi quantità di piatti. Il gusto dell'epoca prediligeva la sovrapposizione dei sapori, tipico è il caso dell'agrodolce, e il largo uso dello zucchero e delle spezie.
Fra i condimenti quello preferito era senz'altro il trinomio cacio, zucchero e cannella e fra gli animali c'era una certa predilezione per i quadrupedi e i volatili, spesso presentati rivestiti della loro pelle o del loro piumaggio, decorati d'oro o riempiti di animali più piccoli vivi.
Abbiamo scelto le nostre proposte dai ricettari dei grandi cuochi del passato fra quelle con le combinazioni e gli accostamenti di sapori che potevano essere accettati dal gusto di oggi, ma non abbiamo per questo eliminato qualche piatto all'apparenza forse un po' inconsueto, ma che non rimpiangerete di avere provato. La gran parte dei ricettari danno solo indicazioni piuttosto vaghe circa le quantità, i tempi di cottura e via dicendo
Abbiamo scelto le nostre proposte dai ricettari dei grandi cuochi del passato fra quelle con le combinazioni e gli accostamenti di sapori che potevano essere accettati dal gusto di oggi, ma non abbiamo per questo eliminato qualche piatto all'apparenza forse un po' inconsueto, ma che non rimpiangerete di avere provato. La gran parte dei ricettari danno solo indicazioni piuttosto vaghe circa le quantità, i tempi di cottura e via dicendo
Una delle testimonianze più interessanti dell' epoca medievale è rappresentata dagli " erbari ". Qesti codici, riccamente miniati, raffiguravano le varie erbe e le piante allora conosciute, elencandone anche i vantaggi che se ne potevano trarre per la salute. Citiamo dal Tacuinum Sanitatis alcuni dei consigli terapeutici:
Frumento: indicato per guarire le ulcere.
Segale: indicato come calmante e sedativo.
Uovo: nutre, depura e ingrassa.
Miglio: per coloro che desiderano rinfrescarsi.
Bietole: il loro succo toglie la forfora.
Zucche: mitigano la sete e fanno bene ai collerici.
Cocomeri e cetrioli: abbassano la febbre.
Finocchio: giova alla vista.
Cosa erano e a che cosa servivano le spezie che l'occidente importava dall'oriente a carissimo prezzo? Le spezie (o droghe) sono in realtà bacche, gemme o semi di piante. Le più conosciute sono: cannella, noce moscata, zénzero, zafferano, cumino, ... Oltre a rendere più stuzzicanti i cibi contribuivano a conservarli meglio. Ma non solo, le spezie erano anche gli essenziali componenti di molte medicine: con il ginepro, il cumino e l'anice ci si facevano liquori, tonici ed elisir. Il pepe era invece un ottimo disinfettante intestinale. Esse erano fonte di grandi guadagni per i mercanti perchè erano poco ingombranti, perciò costava poco caricarne e trasportarne qualche migliaio di chili ed i compratori erano disposti a pagarle care. Le spezie tennero il primo posto nel commercio sul Mediterraneo fino al XVII secolo. Anche il sale era usato nella cucina e nelle farmacie. Oggi è un prodotto comune e poco costoso, ma nel medioevo era molto raro e caro, tanto che i governi ne tassavano spietatamente il consumo. Venezia si arricchì con le spezie ed il sale fino dall'alto medioevo, quando la principale attività dei veneziani era lo sfruttamento delle saline e il sale era usato come moneta e come mezzo di scambio.
Il sale esaltava il sapore degli alimenti e permetteva di conservare la carne ed il pesce essiccandoli. Era inoltre considerato un ottimo disinfettante, un ricostituente del sangue energetico e corroborante, una sostanza capace di rassodare pelle e muscoli. Ed era utilizzato nella concia delle pelli.
Il valore del sale era legato anche ad antiche tradizioni magiche e religiose, tanto che il carattere sacro e magico del sale è all'origine di molte credenze popolari vive ancora oggi, come quella di considerare un segno di sventura spargere e sprecare il sale.
Preparazione: Mettere in ammollo dei ceci.
Cuocerli in abbondante acqua salata con pepe, zafferano, rosmarino e salvia.
Quando il legume sarà pronto, scolarlo e passarne una parte nel mortaio con del brodo di cottura, affinché il tutto risulti ben liquido.
In una tegame di terracotta soffriggere del lardo, aggiungervi i ceci interi, la purea e il liquido di cottura.
Fare insaporire la zuppa e servirla ben balda, accompagnata da pane abbrustolito a parte.
Zuppa di ceci de Gregorio Magno
Ingredienti: Ceci – pepe – zafferano – rosmarino – salvia – lardo – pane raffermo - salePreparazione: Mettere in ammollo dei ceci.
Cuocerli in abbondante acqua salata con pepe, zafferano, rosmarino e salvia.
Quando il legume sarà pronto, scolarlo e passarne una parte nel mortaio con del brodo di cottura, affinché il tutto risulti ben liquido.
In una tegame di terracotta soffriggere del lardo, aggiungervi i ceci interi, la purea e il liquido di cottura.
Fare insaporire la zuppa e servirla ben balda, accompagnata da pane abbrustolito a parte.
venerdì 15 marzo 2013
Intervista: la fantasia (III sezione)
Intervista: la fantasia
Riflettendo su quello che i protagonisti della storia vedono e fanno dopo aver aperto la porta della fantasia, chiediamo ai bambini:
- Cos'è la fantasia? sapete individuare una cosa fantastica ?
FRANCESCA: non lo so
ALESSIA: non lo so
EMMANUELE: non lo so
GIOVANNA: non lo so
ALESSANDRO: una cosa quando è fantastica vuol dire che è molto bella
SARA: non lo so
MARUA: non lo so
RICCARDO: non lo so
AKRAM: non lo so
MICHELLE: andare al mare e divertirsi
IVES: non lo so
LAVINIA: non lo so
YVETTES: non lo so
Proviamo bambini a comprendere cos'è la fantasia....
Il contrario di FANTASIA è REALTA'. Ci sono cose vere, reali che possiamo toccare, vedere, invece una cosa fantastica possiamo pensarla solo nella nostra mente, è solo frutto della nostra... IMMAGINAZIONE !!! (esclama Riccardo).
- Cos'è allora la fantasia?
(intervengono alcuni bambini)
ALESSANDRO: è una cosa che puoi immaginare ma non puoi toccare
MICHELLE: è una cosa che pensi
RICCARDO: è come fare un SOGNO. Quando vado a letto sogno di incontrare degli unicorni
- E il sogno, bambini, cos'è?
ALESSANDRO: è una cosa che non si può realizzare; che non esiste. Io sogno quando dormo !!!
MICHELLE: è una cosa che desideri nella testa e babbo e mamma poi te la comprano
RICCARDO: una cosa che si può solo immaginare
- Bambini voi cosa sognate?
RICCARDO: sogno di salire su un arcobaleno
MICHELLE: sogno di volare su nel cielo azzurro e di salire sull'arcobaleno
AKRAM: anch'io baleno
MARUA: sogno di andare sull'arcobaleno
SARA: sogno di andare sull'arcobaleno
GIOVANNA: sogno di andare sull'arcobaleno
EMMANUELE: sogno di andare sull'arcobaleno
ALESSIA: anch'io baleno
FRANCESCA: non lo so
Quando fantastichiamo facciamo lavorare la nostra mente che pensa cose fantasiose, belle, brutte, che non esistono, che esistono, ecc...
La differenza tra fantasia e sogno qual'è ?
La fantasia : non esiste nella realtà
Il sogno: può essere fantastico o che si può realizzare
mercoledì 13 marzo 2013
Casa è la paura (III sezione)
Casa è la paura
Riccardo – è quando qualcuno si spaventa
Lorenzo – come Riccardo
Annalisa – quando fai un incubo
Lorenzo – il buio
Manuele – i ragni
Michelle – i serpi
Riccardo – i zombi
Annalisa – il buio, il silenzio, i mostri
Akram – il toro
Sara – niente
Francesco – niente
Yiv – pipistrelli
Riccardo – resto fermo
Michelle – urlo
Giulio – urlo
Lavinia – sto zitta
Yiv – non scappo
Annalisa – chiedo aiuto a mamma
martedì 12 marzo 2013
La porta della morte
La porta della morte
Aperta l’ultima porta caddero verso il basso tutti e due sentirono dei brividi lungo la schiena e si sentirono tirare la pelle e all’improvviso precipitarono in un campo circondato da una lieve nebbiolina. Luca guardò Erica in faccia e vide un volto pieno di rughe e occhiaie Erica affermò la stessa cosa di Luca: stavano invecchiando sempre più velocemente e senza accorgersene.
Erica scorse in lontananza una porta e disse con voce stridula : <<attraversiamola presto! Prima di morire!>>
Lì mancava l’aria e le gambe non si muovevano: cercarono di attraversare la porta con passi piccolissimi.
Erano in fin di vita, spiravano a fatica sapevano che stavano per morire,ormai era un’impresa arrivare alla porta.
Usarono tutte le loro forze per arrivare alla porta,ormai praticamente stremati ci riuscirono.
lunedì 11 marzo 2013
La porta della paura
La porta della paura
I due bambini impauriti, senza sapere che quella era la porta della paura, entrarono.
Era tutto buio, silenzioso e tranquillo o almeno sembrava…Ad un tratto, da un angolo uscirono fuori due vecchiette, avevano una somiglianza incredibile a quelle di Erica e Luca.
Si avvicinarono, ma ad un certo punto si trasformarono in due mostri verdi , pelosi e grossi.
I ragazzi scapparono e si ritrovarono davanti a due vicoli:<<E ora dove andiamo ?>> chiese Erica :<< Proviamo quello a destra !>> esclamò Luca sicuro della sua scelta.
Camminarono a lungo ad un certo punto si ritrovarono davanti ad un muro, provarono a scappare ma un altro muro apparve dietro di loro.
Essendo tutto buio e silenzioso, i due bambini iniziarono a tastare lo strano posto ma, Luca inciampò e trovando solo una corda si aggrappò a quella.
Improvvisamente si aprì una botola ed Erika cercando di afferrarlo cascò con lui.
Si ritrovarono dentro un carrello, e pensando che fosse finito tutto cercarono di scendere, ma non era così, perché Luca, voltandosi vide il mostro verde che avevano incontrato all’inizio di questo incubo. Stava facendo qualcosa , ma cosa? C’era una leva accanto a lui, la tirò e i freni del carrello sganciarono spingendolo verso un tunnel tutto buio.
Il carrello si fermò improvvisamente e di scatto le luci si accesero facendo ammirare ai bambini tutte le creature più viscide e terribili che avessero mai incontrato nelle loro esperienze. Erica fece un urlo così forte che i mostri scapparono. Il carrello continuò ad andare; dopo poco cascò in un dirupo: sembrava la fine, ma ad un tratto i ragazzi si ritrovarono nella stanza circolare. L’incubo era finito. Stavano tremando dalla paura e si dimenavano e urlavano implorando qualcuno che potessero uscire da quell’ incubo che aveva portato quella porta. Dietro di loro spuntò di nuovo quella nuvola blu incontrata nella prima porta che sempre con fare presuntuoso esclamò:
“C’ è solo un modo per uscire dalla grande sala circolare, dovete superare tutte e sette le porte!”
I bambini ormai sull’orlo della pazzia domandarono:
“Ne abbiamo già visitate cinque ma per la sesta non abbiamo la chiave!”
Allora la nuvola ribattè:
“Ma per quello non c’ è problema eccola qui la chiave, e buona fortuna!”
I bambini afferrarono la chiave e senza pensarci due volte aprirono la penultima porta. Era tutta grigia e non sapevano a cosa andassero in contro!
La porta della fantasia
La porta della fantasia
La porta aveva i colori dell’arcobaleno; loro misero le mani sulla maniglia a forma di fiore inserirono la chiave…CLIK, CLAK la porta si aprì; ma dopo se ne trovarono davanti un’altra rossa poi una arancione poi una gialla, verde, azzurra, blu e poi viola.
Aprirono quest’ ultima e si trovarono davanti un enorme arcobaleno. Luca prese la mano di Erica e insieme scivolarono su di esso .Alla fine atterrarono su una soffice nuvola che sembrava di cotone. Luca ed Erica camminarono su altre nuvolette ed ogni volta note musicali volteggiavano intorno a loro . Allora iniziarono a ballare . Quando smisero di ballare videro che stava arrivando un drago d’oro che lasciava dietro di se una scia colorata. Il drago li invitò a salire sulla sua schiena. I bambini accettarono l’invito e con un salto salirono in groppa al drago. Dall’alto videro dei cubi enormi. I bambini gli dissero di farli atterrare. Il drago gli rispose che se avevano bisogno di lui dovevano gridare questa filastrocca:
Uno schiocco di dita
Un battito di mani ,
creatura proibita
sbatti le tue ali
Il drago atterò e li lasciò sui cubi. Iniziarono a giocare; una volta stanchi pensarono che era l’ora di chiamare il drago.
Erica pensò di formulare la filastrocca con i cubi.
Luca saltò sui cubi in sequenza in modo da formare la filastrocca; alla fine i ragazzi la gridarono a gran voce così che il drago sentendoli venne e li caricò sulla schiena e di nuovo si alzarono in volo. Ad un certo punto i due bambini videro un’ enorme vasca piena di schiuma. Si tuffarono .andarono a fondo e quando salirono a galla si ritrovarono dentro enormi bolle di sapone a volteggiare nell’aria, salirono in alto e ad un certo punto le bolle scoppiarono e loro precipitarono e finirono in un prato. Camminarono per un po’ e poi videro un paesino su una collina, incuriositi vollero andare a vedere cos’ era. Arrivati incontrarono uno gnomo ed Erica gli disse che era carino e lui imbronciato si offese e se ne andò. Lei non capì ma poi vide che c’ era un cartello con scritto:
Luca saltò sui cubi in sequenza in modo da formare la filastrocca; alla fine i ragazzi la gridarono a gran voce così che il drago sentendoli venne e li caricò sulla schiena e di nuovo si alzarono in volo. Ad un certo punto i due bambini videro un’ enorme vasca piena di schiuma. Si tuffarono .andarono a fondo e quando salirono a galla si ritrovarono dentro enormi bolle di sapone a volteggiare nell’aria, salirono in alto e ad un certo punto le bolle scoppiarono e loro precipitarono e finirono in un prato. Camminarono per un po’ e poi videro un paesino su una collina, incuriositi vollero andare a vedere cos’ era. Arrivati incontrarono uno gnomo ed Erica gli disse che era carino e lui imbronciato si offese e se ne andò. Lei non capì ma poi vide che c’ era un cartello con scritto:
Paese del contrario
Erica capì; tornò dal folletto infuriato e gli disse: <<Non mi scuso con te>>-<<sei molto brutto come lo è il tuo paese>> Lui sorrise e fecero pace. <<Non vi darò un’ altra possibilità e non vi farò fare un gioco per non vincere una cosa per me non molto importante “. Allora lo gnomo li accompagnò in una stanza con le pareti dipinte con migliaia di trifogli dove si nascondevano tre quadrifogli. Lo gnomo gli disse che non dovevano trovarli per non prendere la sorpresa. Erica trovò il primo ed il secondo e finalmente anche Luca trovò il terzo.
Lo gnomo gli porse una chiave di smeraldi quindi Luca ed Erica salutarono lo gnomo, salirono sul drago che li accompagnò sull’ arcobaleno e per magia si ritrovarono all’ interno del castello. Quando ormai pensavano che tutto fosse finito Luca si sentì gelare le mani e pesare i pantaloni che quasi cascavano, improvvisamente si trovò come per magia dentro la tasca posteriore dei pantaloni una chiave a forma di teschio dove gli occhi parevano illuminarsi di un rosso acceso quasi color del sangue. Rimaneva solo una porta da provare ed al primo tentativo riuscirono ad indovinare la porta che da fuori sembrava custode di qualcosa. Incuteva terrore ma la curiosità dei due non si fermò lì e continuarono a cercare di aprire la porta. La serratura era dura ma unendo le loro forze riuscirono ad aprirla: il loro peggior incubo stava per realizzarsi.
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