mercoledì 24 aprile 2013

Castiglione della Pescaia (III sezione)

Castiglione della Pescaia


LETTURA D’IMMAGINE:  
Matilde – vedo un castello con le finestre
Giulio – un castello con i merli
Riccardo – tanti alberi
Sara – le finestre
Lorenzo – vedo che c’è un bosco
Annalisa – un sacco di alberi
Alessandro – un castello con torri alte
Akram – finestre
Jessica – il castello
Francesco – un muro grosso del castello
Marua – vedo un castello

Carlotta – delle finestre e tanti alberi





domenica 21 aprile 2013

La porta della morte

La porta della morte

Aperta l’ultima porta caddero verso il basso tutti e due sentirono dei brividi lungo la schiena e si sentirono tirare la pelle e all’improvviso precipitarono in un campo circondato da una lieve nebbiolina. Luca guardò Erica  in faccia e vide un volto pieno di rughe e occhiaie  Erica affermò la stessa cosa di Luca: stavano invecchiando sempre più velocemente e senza accorgersene.
Erica scorse  in lontananza una porta e disse con voce stridula : <<attraversiamola presto! Prima di morire!>>
  mancava l’aria e le gambe non si muovevano: cercarono di attraversare la porta con passi piccolissimi.
Erano in fin di vita,
respiravano a fatica sapevano che stavano per morire,ormai era un’impresa arrivare alla porta.
Usarono tutte le loro forze per arrivare alla porta,ormai praticamente stremati ci riuscirono.
Erika e Luca si ritrovarono nella sala circolare a afferrarono l’ unica cosa luminosa che trovarono: la chiave d’oro. Luca la afferrò e appena toccata la chiave sprigionò un’ intensa luce bianca e videro attraverso  questa i loro compagni che li chiamavano dirigendosi verso il castello parlando di leggende medievali.

Intervista sulla morte (II sezione)

Alice: il nonno é morto perché si é tagliato col coltello
Selene : é una cosa che.......
Olga: é una cosa che fa invecchiare e fa morire
Asia: é morto e la mia mamma ha pianto
Sonia: la morte é quando qualcuno dorme
Isabel : la morte é una cosa brutta
Alessandra: la morte é quella che fa morire tutti
Bianca: la mia nonna é morta perché é vecchia
Alessandro: la morte é quando uno muore ed é vecchio e non cammina più
Federico: un giorno é morto un cavallo
Giacomo: mio nonno é morto perché si é tagliato
Selene: quando sono andata in Francia ho visto un cavallo morire
Massimo: la morte hanno preso i mostri
Lorenzo: ho visto una volta un gallo morto e l'ho buttato nell' acqua
Eleonora: mio nonno é morto
Francesco: mio nonno é morto perché si é tagliato quando tagliava le cipolle


sabato 20 aprile 2013

Castiglione della Pescaia (II sezione)

Castiglione della Pescaia
Il castello

Il Castello di Castiglione della Pescaia si trova sulla vetta del promontorio, nella parte più alta del centro storico medievale, che domina l'omonima località e un vasto tratto della costa maremmana.
 Il Castello di Castiglione della Pescaia è costituito da tre torri angolari coronate da merlature sommitali, la più massiccia delle quali è l'originaria Torre Pisana. Il corpo di fabbrica è collocato sul lato occidentale che guarda verso il mare, mentre sugli altri lati l'area del complesso è delimitata da cortine murarie che delimitano un cortile interno.
Un'altra cortina muraria, provvista di merli, ha inizio dalla torre sud-occidentale e delimita l'area attorno al lato meridionale del castello. Nei pressi della torre, si apre una porta ad arco che conduce ad una terrazza panoramica.






INTERVISTA 
JASTIN: il castello aveva due torri

MATTHIAS: ho visto il castello alto

OLGA: c'erano le guardie

SELENE: i bambini hanno fatto la guerra per gioco

ALESSANDRA: anche io ho visto il castello grande

ALESSANDRO: siamo entrati nel castello passando da una porta

FEDERICO: la strada era lunga e in salita

FRANCESCO: la porta del castello era di pietra

GIACOMO: c'erano le strade dentro il castello

LORENZO: il muro era di ferro e dentro c'erano i cannoni

MASSIMO: il castello era grande e di pietra

SYRIA: le mura erano marroni

SOFIA: c'erano tanti fiori per la strada

ASIA: il castello era tutto grigio

ALICE: la strada era brutta piena di sassi

ISABELA: abbiamo visto come si apre la porta

giovedì 18 aprile 2013

I castelli

I castelli

Percorso di continuità tra le classi V del plesso di via Mazzini e la Scuola secondaria di I grado "Pascoli" classe I C



mercoledì 3 aprile 2013

LA PAURA (II sezione)

LA PAURA
Selene:  mi fa paura le volpi i ragni e i fantasmi
Olga: le streghe che vedo la notte
Guela: mi fa paura la tartaruga
Nistrine: dei dinosauri che vedo alla tv
Alessandra: del leone che vedo in India nel cartone animato
Syria: delle streghe che vedo in tv
Eleonora: i serpenti
Bianca: ho paura dei fantasmi che vedo a casa che vanno nel letto  di babbo e mamma
Sofia: della tigre
Giacomo: ho paura del sangue
Massimo:  del leopardo
Federico: anche io del leopardo
Jastin: ho paura del temporale
Lorenzo: dei serpenti
Alessandro: dello squalo che vedo nei cartoni
Mattia: dello squalo che vedo a casa alla tv
Matthias: ho paura dei vampiri che succhiano il sangue e li vedo in tv col babbo
Yasmine: dei serpenti che trovo fuori
Alice: dei ragni
Asia: del buio infatti dormo con mamma
Gaia: del buio

sabato 23 marzo 2013

Costumi medioevali

Costumi medioevali







Cucina nel medioevo

Cucina nel medioevo

Medioevo è un termine piuttosto generico per definire un lasso di tempo di quasi dieci secoli, dal VI al XV compreso, ma per quel che riguarda la gastronomia il tempo si restringe notevolmente perché i ricettari che ci hanno lasciato i cuochi del passato e da cui possiamo dedurre come fossero l'alimentazione, i gusti, la tavola dei nostri antenati, risalgono più o meno al Trecento.
È opinione comune che la cucina medievale fosse rozza e poco raffinata; che si riversasse sugli alimenti un quantitativo enorme di spezie per coprirne l'odore e il sapore di avariato; che le persone si cibassero esclusivamente di carni arrostite su grandi fuochi, magari un po' troppo sanguinolente o al contrario ridotte a dei pezzi di carbone. Ma non è così
Per lo meno per la cucina tardo medievale, di cui ci occuperemo, mangiare era una ricerca costante di sapori, colori, abbinamenti, il tutto finalizzato a dare il massimo piacere possibile.
Ricetta dopo ricetta scopriremo insieme che la cucina medioevale era un'arte che richiedeva molta dedizione e molta inventiva. Ma soprattutto scopriremo sapori inconsueti come la delicatezza del latte di mandorle o dell'acqua di rose, la forza dell'agrodolce, il fascino esotico di spezie dimenticate.
Gli uomini e le donne del Medioevo erano senz'altro dei forti mangiatori e per i loro pasti e soprattutto per i loro banchetti venivano realizzate enormi quantità di piatti. Il gusto dell'epoca prediligeva la sovrapposizione dei sapori, tipico è il caso dell'agrodolce, e il largo uso dello zucchero e delle spezie.
Fra i condimenti quello preferito era senz'altro il trinomio cacio, zucchero e cannella e fra gli animali c'era una certa predilezione per i quadrupedi e i volatili, spesso presentati rivestiti della loro pelle o del loro piumaggio, decorati d'oro o riempiti di animali più piccoli vivi.
Abbiamo scelto le nostre proposte dai ricettari dei grandi cuochi del passato fra quelle con le combinazioni e gli accostamenti di sapori che potevano essere accettati dal gusto di oggi, ma non abbiamo per questo eliminato qualche piatto all'apparenza forse un po' inconsueto, ma che non rimpiangerete di avere provato. La gran parte dei ricettari danno solo indicazioni piuttosto vaghe circa le quantità, i tempi di cottura e via dicendo

Una delle testimonianze più interessanti dell' epoca medievale è rappresentata dagli " erbari ". Qesti codici, riccamente miniati, raffiguravano le varie erbe e le piante allora conosciute, elencandone anche i vantaggi che se ne potevano trarre per la salute.  Citiamo dal Tacuinum Sanitatis alcuni dei consigli terapeutici:

Frumento: indicato per guarire le ulcere.
Segale: indicato come calmante e sedativo.
Uovo: nutre, depura e ingrassa.
Miglio: per coloro che desiderano rinfrescarsi.
Bietole: il loro succo toglie la forfora.
Zucche: mitigano la sete e fanno bene ai collerici.
Cocomeri e cetrioli: abbassano la febbre.
Finocchio: giova alla vista
.

Cosa erano e a che cosa servivano le spezie che l'occidente importava dall'oriente a carissimo prezzo? Le spezie (o droghe) sono in realtà bacche, gemme o semi di piante. Le più conosciute sono: cannella, noce moscata, zénzero, zafferano, cumino, ... Oltre a rendere più stuzzicanti i cibi contribuivano a conservarli meglio. Ma non solo, le spezie erano anche gli essenziali componenti di molte medicine: con il ginepro, il cumino e l'anice ci si facevano liquori, tonici ed elisir. Il pepe era invece un ottimo disinfettante intestinale. Esse erano fonte di grandi guadagni per i mercanti perchè erano poco ingombranti, perciò costava poco caricarne e trasportarne qualche migliaio di chili ed i compratori erano disposti a pagarle care. Le spezie tennero il primo posto nel commercio sul Mediterraneo fino al XVII secolo. Anche il sale era usato nella cucina e nelle farmacie. Oggi è un prodotto comune e poco costoso, ma nel medioevo era molto raro e caro, tanto che i governi ne tassavano spietatamente il consumo. Venezia si arricchì con le spezie ed il sale fino dall'alto medioevo, quando la principale attività dei veneziani era lo sfruttamento delle saline e il sale era usato come moneta e come mezzo di scambio.
Il sale esaltava il sapore degli alimenti e permetteva di conservare la carne ed il pesce essiccandoli. Era inoltre considerato un ottimo disinfettante, un ricostituente del sangue energetico e corroborante, una sostanza capace di rassodare pelle e muscoli. Ed era utilizzato nella concia delle pelli.
Il valore del sale era legato anche ad antiche tradizioni magiche e religiose, tanto che il carattere sacro e magico del sale è all'origine di molte credenze popolari vive ancora oggi, come quella di considerare un segno di sventura spargere e sprecare il sale.

Zuppa di ceci de Gregorio Magno

Ingredienti: Ceci – pepe – zafferano – rosmarino – salvia – lardo – pane raffermo - sale
Preparazione: Mettere in ammollo dei ceci.
Cuocerli in abbondante acqua salata con pepe, zafferano, rosmarino e salvia.
Quando il legume sarà pronto, scolarlo e passarne una parte nel
mortaio con del brodo di cottura, affinché il tutto risulti ben liquido.
In una tegame di terracotta soffriggere del lardo, aggiungervi i ceci interi, la purea e il liquido di cottura.
Fare insaporire la zuppa e servirla ben balda, accompagnata da pane abbrustolito a parte.

venerdì 15 marzo 2013

Intervista: la fantasia (III sezione)

Intervista: la fantasia

Riflettendo su quello che i protagonisti della storia vedono e fanno dopo aver aperto la porta della fantasia, chiediamo ai bambini:

- Cos'è la fantasia? sapete individuare una cosa fantastica ?
FRANCESCA: non lo so
ALESSIA: non lo so
EMMANUELE: non lo so
GIOVANNA: non lo so
ALESSANDRO: una cosa quando è fantastica vuol dire che è molto bella
SARA: non lo so
MARUA: non lo so
RICCARDO: non lo so
AKRAM: non lo so
MICHELLE: andare al mare e divertirsi
IVES: non lo so
LAVINIA: non lo so
YVETTES: non lo so
Proviamo bambini a comprendere cos'è la fantasia....
Il contrario di FANTASIA  è REALTA'. Ci sono cose vere, reali che possiamo toccare, vedere, invece una cosa fantastica possiamo pensarla solo nella nostra mente, è solo frutto della nostra... IMMAGINAZIONE !!! (esclama Riccardo).

- Cos'è allora la fantasia?
(intervengono alcuni bambini)
ALESSANDRO: è una cosa che puoi immaginare ma non puoi toccare
MICHELLE: è una cosa che pensi
RICCARDO: è come fare un SOGNO. Quando vado a letto sogno di incontrare degli unicorni

- E il sogno, bambini, cos'è?
ALESSANDRO: è una cosa che non si può realizzare; che non esiste. Io sogno quando dormo !!!
MICHELLE: è una cosa che desideri nella testa e babbo e mamma poi te la comprano
RICCARDO: una cosa che si può solo immaginare
- Bambini voi cosa sognate?
RICCARDO: sogno di salire su un arcobaleno
MICHELLE: sogno di volare su nel cielo azzurro e di salire sull'arcobaleno
AKRAM: anch'io baleno
MARUA: sogno di andare sull'arcobaleno
SARA: sogno di andare sull'arcobaleno
GIOVANNA: sogno di andare sull'arcobaleno
EMMANUELE: sogno di andare sull'arcobaleno
ALESSIA: anch'io baleno
FRANCESCA: non lo so
Quando fantastichiamo facciamo lavorare la nostra mente che pensa cose fantasiose, belle, brutte, che non esistono, che esistono, ecc...

La differenza tra fantasia e sogno qual'è ?
La fantasia : non esiste nella realtà
Il sogno: può essere fantastico o che si può realizzare

mercoledì 13 marzo 2013

Casa è la paura (III sezione)

Casa è la paura
Cosa è la paura ?
Riccardo – è quando qualcuno si spaventa
Lorenzo – come Riccardo
Annalisa – quando fai un incubo
 Cosa ci fa paura ?
Lorenzo – il buio
Manuele – i ragni
Michelle – i serpi
Riccardo – i zombi
Annalisa – il buio, il silenzio, i mostri
Akram – il toro
Sara – niente
Francesco – niente
Yiv – pipistrelli
 Quando abbiamo paura cosa facciamo ?
Riccardo – resto fermo
Michelle – urlo
Giulio – urlo
Lavinia – sto zitta
Yiv – non scappo
Annalisa – chiedo aiuto a mamma

martedì 12 marzo 2013

La porta della morte

La porta della morte



Aperta l’ultima porta caddero verso il basso tutti e due sentirono dei brividi lungo la schiena e si sentirono tirare la pelle e all’improvviso precipitarono in un campo circondato da una lieve nebbiolina. Luca guardò Erica  in faccia e vide un volto pieno di rughe e occhiaie  Erica affermò la stessa cosa di Luca: stavano invecchiando sempre più velocemente e senza accorgersene.
Erica scorse  in lontananza una porta e disse con voce stridula : <<attraversiamola presto! Prima di morire!>>
  mancava l’aria e le gambe non si muovevano: cercarono di attraversare la porta con passi piccolissimi.

Erano in fin di vita, spiravano a fatica sapevano che stavano per morire,ormai era un’impresa arrivare alla porta.
Usarono tutte le loro forze per arrivare alla porta,ormai praticamente stremati ci riuscirono.

Erika e Luca si ritrovarono nella sala circolare a afferrarono l’ unica cosa luminosa che trovarono: la chiave d’oro. Luca la afferrò e appena toccata la chiave sprigionò un’ intensa luce bianca e videro attraverso  questa i loro compagni che li chiamavano dirigendosi verso il castello parlando di leggende medievali.




lunedì 11 marzo 2013

La porta della paura

La porta della paura

I due bambini impauriti, senza sapere che quella era la porta della paura, entrarono.
Era tutto buio, silenzioso e tranquillo o almeno sembrava…Ad un tratto, da un angolo uscirono fuori due vecchiette, avevano una somiglianza incredibile a quelle di Erica e Luca.
Si avvicinarono, ma ad un certo punto si trasformarono in due mostri verdi , pelosi e grossi.
I ragazzi scapparono e si ritrovarono davanti a due vicoli:<<E ora dove andiamo ?>> chiese Erica :<< Proviamo quello a destra !>> esclamò Luca sicuro della sua scelta.
Camminarono a lungo ad un certo punto si ritrovarono davanti ad un muro, provarono a scappare ma un altro muro apparve dietro di loro.
Essendo tutto buio e silenzioso, i due bambini iniziarono a tastare lo strano posto ma, Luca inciampò e trovando solo una corda si aggrappò a quella.
Improvvisamente si aprì una botola  ed Erika cercando di afferrarlo  cascò con lui.
Si ritrovarono dentro un carrello, e pensando che fosse finito tutto cercarono di scendere, ma non era così, perché Luca, voltandosi vide il mostro verde che avevano incontrato all’inizio di questo incubo. Stava facendo qualcosa , ma cosa? C’era una leva accanto a lui, la tirò e i freni del carrello sganciarono spingendolo verso un tunnel tutto buio.
Il carrello si fermò improvvisamente e di scatto le luci si accesero facendo ammirare ai bambini tutte le creature più  viscide e terribili che avessero mai incontrato nelle loro esperienze. Erica fece un urlo così forte che i mostri scapparono. Il carrello continuò ad andare; dopo poco cascò in un dirupo: sembrava la fine, ma ad un tratto i ragazzi si ritrovarono nella stanza circolare. L’incubo era finito. Stavano tremando dalla paura e si dimenavano e urlavano implorando qualcuno che potessero uscire da quell’ incubo che aveva portato quella porta. Dietro di loro spuntò di nuovo quella nuvola blu incontrata nella prima porta che sempre con fare presuntuoso esclamò:
“C’ è solo un modo per uscire dalla grande sala circolare, dovete superare tutte e sette le porte!”
I bambini ormai sull’orlo della pazzia domandarono:
“Ne abbiamo già visitate cinque  ma per la sesta non abbiamo la chiave!”
Allora la nuvola ribattè:
“Ma per quello non c’ è problema eccola qui la chiave, e buona fortuna!”
I bambini afferrarono la chiave e senza pensarci due volte aprirono la penultima  porta. Era tutta grigia e non sapevano a cosa andassero in contro!
 






La porta della fantasia

La porta della fantasia


 
La porta aveva i colori dell’arcobaleno; loro misero le mani sulla  maniglia a forma di fiore  inserirono la chiave…CLIK, CLAK la porta si aprì;  ma dopo se ne trovarono davanti un’altra rossa poi una arancione poi una gialla, verde, azzurra, blu e poi viola.
Aprirono quest’ ultima e si trovarono davanti un enorme arcobaleno. Luca prese la mano di Erica e insieme scivolarono su di esso .Alla fine atterrarono su una soffice nuvola che sembrava di cotone. Luca ed Erica camminarono su altre nuvolette ed ogni volta note musicali volteggiavano intorno a loro . Allora iniziarono a ballare . Quando smisero di ballare videro che stava arrivando un drago d’oro che lasciava dietro di se una scia colorata. Il drago li invitò a salire sulla sua schiena. I bambini accettarono l’invito e con un salto salirono in groppa  al drago. Dall’alto videro dei cubi enormi. I bambini gli dissero di farli atterrare.  Il drago gli rispose che se avevano bisogno di lui dovevano gridare questa filastrocca:
Uno schiocco di dita
Un battito di mani ,
creatura proibita
sbatti le tue ali

Il drago atterò e li lasciò sui cubi. Iniziarono a giocare; una volta stanchi pensarono che era l’ora di chiamare il drago.
Erica pensò di formulare la filastrocca con i cubi.


Luca saltò sui cubi in sequenza in modo da formare la filastrocca; alla fine i ragazzi la gridarono a gran voce così che il drago sentendoli venne  e li caricò sulla schiena  e di nuovo si alzarono in volo.  Ad un certo punto i due bambini videro un’ enorme vasca piena di schiuma. Si tuffarono .andarono a fondo e quando salirono a galla si ritrovarono dentro enormi bolle di sapone a volteggiare nell’aria, salirono in alto e ad un certo punto le bolle scoppiarono e loro precipitarono e finirono in un prato. Camminarono per un po’ e poi videro un paesino su una collina, incuriositi vollero andare a vedere cos’ era. Arrivati incontrarono  uno gnomo ed Erica gli disse che era carino e lui imbronciato si offese e se ne andò. Lei non capì ma poi vide che c’ era un cartello con scritto:
                                                                                        Paese del contrario
Erica capì; tornò dal folletto infuriato e gli disse: <<Non mi scuso con te>>-<<sei molto brutto come lo è il tuo paese>> Lui sorrise e fecero pace. <<Non vi darò un’ altra possibilità e non vi farò fare un gioco per non vincere una cosa per me non molto importante “. Allora lo gnomo li accompagnò in una stanza  con le pareti dipinte con migliaia di trifogli dove si nascondevano tre quadrifogli. Lo gnomo gli disse che non dovevano trovarli per non prendere la sorpresa. Erica trovò il primo ed il secondo e finalmente anche Luca trovò il terzo.
Lo gnomo gli porse una chiave di smeraldi quindi Luca ed Erica salutarono lo gnomo, salirono sul drago che li accompagnò sull’ arcobaleno e per magia si ritrovarono  all’ interno del castello.  Quando ormai pensavano che tutto fosse finito Luca si sentì gelare le mani e pesare i pantaloni che quasi cascavano, improvvisamente si trovò come per magia dentro la tasca posteriore dei pantaloni una chiave a forma di teschio dove gli occhi  parevano illuminarsi di un rosso acceso quasi color del sangue. Rimaneva solo una porta da provare ed al primo tentativo riuscirono ad indovinare la porta che da fuori sembrava custode di qualcosa. Incuteva terrore ma la curiosità dei due non si fermò lì e continuarono a cercare di aprire la porta. La serratura era dura ma unendo le loro forze riuscirono ad aprirla: il loro peggior incubo stava per realizzarsi.


                                                                                          

giovedì 21 febbraio 2013

In un castello brutto e stregato

In un castello brutto e stregato




In un castello brutto e stregato
Vive un fantasma molto arrabbiato
Vivon con lui streghe e stregherete
Che gli preparan buone polpette
C'é anche un fantasma un pó brontolone


Che mangia sempre un gran bombolone
Ma spesso cade giú dalle scale
Finendo dritto all'ospedale
C'é un fantasma dal nero mantello
Che tra tutti é certo il piú bello
Se ne va in giro con pietre preziose
Narrando a tutti storie scherzose
La filastrocca ormai é finita
Se vi é piaciuta schioccate le dita
Se vi é piaciuta schioccate le dita
La filastrocca ormai é finita



Il castello dei draghi

Il castello dei draghi




 Sono un drago timidone
Parlo poco alle persone
Se ricevo un complimento
Arrossisco anche sul mento
Sono un drago molto saggio
Buffo e dolce é il mio linguaggio
Porto sul naso un paio d'occhiali
Per leggere libri, riviste e giornali
La gente queste cose non le sa
Pensa:" mah.....i draghi.....chi lo sa?
Siamo tutti buoni e generosi: eccoci qua!
Un po' strani e buffi....chi lo sa?
Siamo tutti buoni e generosi: eccoci qua!
Con noi puoi venire anche a giocar!
Con noi puoi venire anche a giocar!

Sono un drago molto tranquillo
M'abbuffo sempre di dolci e mirtillo
Quando mi sveglio per colazione
Mangio biscotti e ciambelline

Sono il drago più raffreddato
Faccio starnuti e non sono malato
Mi piacciono i bimbi educati contenti
Ma parlo poco a quelli scontenti
Rit: la gente queste cose non le sa..........

martedì 19 febbraio 2013

La porta del passato

La porta del passato

Dentro era tutto buio e si vedeva una fioca luce allora corsero e andarono verso di essa.
Usciti pensarono che era la sala delle porte perché tutto era uguale, ma si sbagliavano,erano nel medioevo!!!!!

Quando si girarono, però videro che le porte erano sparite e sentivano delle voci, allora scesero veloci le scale e davanti ai loro occhi trovarono due paladini che proteggevano la stanza del re Carlo e della regina.
Ad un tratto Erika si vide vestita diversa, infatti aveva un abito verde smeraldo con rifiniture porpora e gioielli veri, mentre Luca era vestito come un feudatario senza corona.

I due guardiani capirono che si erano persi, e i paladini così gli indicarono la strada della sala e arrivati videro dove pranzavano castellane e cavalieri perché nel castello si svolgeva una festa reale. Dopo un po’ vollero scoprire altre porte, però gli serviva la chiave per entrare; ad un tratto gli si avvicinò una donna che chiese loro da dove venivano, Luca le raccontò la loro storia; la donna sorridendo gli diede la chiave che aveva al collo e disse: << Questa è la chiave che vi servirà per aprire un'altra porta>> Erika afferrò la chiave e uscirono dalla porta del passato. Si domandavano se fosse troppo rischioso entrare in un’ altra porta ma senza darsi risposta, spinti dalla forza di volontà decisero di entrare in quella porta misteriosa. Era decorata con tante nuvole e una maniglia a forma di mezzaluna la chiave sembrava entrare perfettamente e appena girata la porta si aprì.