mercoledì 24 aprile 2013

Castiglione della Pescaia (III sezione)

Castiglione della Pescaia


LETTURA D’IMMAGINE:  
Matilde – vedo un castello con le finestre
Giulio – un castello con i merli
Riccardo – tanti alberi
Sara – le finestre
Lorenzo – vedo che c’è un bosco
Annalisa – un sacco di alberi
Alessandro – un castello con torri alte
Akram – finestre
Jessica – il castello
Francesco – un muro grosso del castello
Marua – vedo un castello

Carlotta – delle finestre e tanti alberi





domenica 21 aprile 2013

La porta della morte

La porta della morte

Aperta l’ultima porta caddero verso il basso tutti e due sentirono dei brividi lungo la schiena e si sentirono tirare la pelle e all’improvviso precipitarono in un campo circondato da una lieve nebbiolina. Luca guardò Erica  in faccia e vide un volto pieno di rughe e occhiaie  Erica affermò la stessa cosa di Luca: stavano invecchiando sempre più velocemente e senza accorgersene.
Erica scorse  in lontananza una porta e disse con voce stridula : <<attraversiamola presto! Prima di morire!>>
  mancava l’aria e le gambe non si muovevano: cercarono di attraversare la porta con passi piccolissimi.
Erano in fin di vita,
respiravano a fatica sapevano che stavano per morire,ormai era un’impresa arrivare alla porta.
Usarono tutte le loro forze per arrivare alla porta,ormai praticamente stremati ci riuscirono.
Erika e Luca si ritrovarono nella sala circolare a afferrarono l’ unica cosa luminosa che trovarono: la chiave d’oro. Luca la afferrò e appena toccata la chiave sprigionò un’ intensa luce bianca e videro attraverso  questa i loro compagni che li chiamavano dirigendosi verso il castello parlando di leggende medievali.

Intervista sulla morte (II sezione)

Alice: il nonno é morto perché si é tagliato col coltello
Selene : é una cosa che.......
Olga: é una cosa che fa invecchiare e fa morire
Asia: é morto e la mia mamma ha pianto
Sonia: la morte é quando qualcuno dorme
Isabel : la morte é una cosa brutta
Alessandra: la morte é quella che fa morire tutti
Bianca: la mia nonna é morta perché é vecchia
Alessandro: la morte é quando uno muore ed é vecchio e non cammina più
Federico: un giorno é morto un cavallo
Giacomo: mio nonno é morto perché si é tagliato
Selene: quando sono andata in Francia ho visto un cavallo morire
Massimo: la morte hanno preso i mostri
Lorenzo: ho visto una volta un gallo morto e l'ho buttato nell' acqua
Eleonora: mio nonno é morto
Francesco: mio nonno é morto perché si é tagliato quando tagliava le cipolle


sabato 20 aprile 2013

Castiglione della Pescaia (II sezione)

Castiglione della Pescaia
Il castello

Il Castello di Castiglione della Pescaia si trova sulla vetta del promontorio, nella parte più alta del centro storico medievale, che domina l'omonima località e un vasto tratto della costa maremmana.
 Il Castello di Castiglione della Pescaia è costituito da tre torri angolari coronate da merlature sommitali, la più massiccia delle quali è l'originaria Torre Pisana. Il corpo di fabbrica è collocato sul lato occidentale che guarda verso il mare, mentre sugli altri lati l'area del complesso è delimitata da cortine murarie che delimitano un cortile interno.
Un'altra cortina muraria, provvista di merli, ha inizio dalla torre sud-occidentale e delimita l'area attorno al lato meridionale del castello. Nei pressi della torre, si apre una porta ad arco che conduce ad una terrazza panoramica.






INTERVISTA 
JASTIN: il castello aveva due torri

MATTHIAS: ho visto il castello alto

OLGA: c'erano le guardie

SELENE: i bambini hanno fatto la guerra per gioco

ALESSANDRA: anche io ho visto il castello grande

ALESSANDRO: siamo entrati nel castello passando da una porta

FEDERICO: la strada era lunga e in salita

FRANCESCO: la porta del castello era di pietra

GIACOMO: c'erano le strade dentro il castello

LORENZO: il muro era di ferro e dentro c'erano i cannoni

MASSIMO: il castello era grande e di pietra

SYRIA: le mura erano marroni

SOFIA: c'erano tanti fiori per la strada

ASIA: il castello era tutto grigio

ALICE: la strada era brutta piena di sassi

ISABELA: abbiamo visto come si apre la porta

giovedì 18 aprile 2013

I castelli

I castelli

Percorso di continuità tra le classi V del plesso di via Mazzini e la Scuola secondaria di I grado "Pascoli" classe I C



mercoledì 3 aprile 2013

LA PAURA (II sezione)

LA PAURA
Selene:  mi fa paura le volpi i ragni e i fantasmi
Olga: le streghe che vedo la notte
Guela: mi fa paura la tartaruga
Nistrine: dei dinosauri che vedo alla tv
Alessandra: del leone che vedo in India nel cartone animato
Syria: delle streghe che vedo in tv
Eleonora: i serpenti
Bianca: ho paura dei fantasmi che vedo a casa che vanno nel letto  di babbo e mamma
Sofia: della tigre
Giacomo: ho paura del sangue
Massimo:  del leopardo
Federico: anche io del leopardo
Jastin: ho paura del temporale
Lorenzo: dei serpenti
Alessandro: dello squalo che vedo nei cartoni
Mattia: dello squalo che vedo a casa alla tv
Matthias: ho paura dei vampiri che succhiano il sangue e li vedo in tv col babbo
Yasmine: dei serpenti che trovo fuori
Alice: dei ragni
Asia: del buio infatti dormo con mamma
Gaia: del buio

sabato 23 marzo 2013

Costumi medioevali

Costumi medioevali







Cucina nel medioevo

Cucina nel medioevo

Medioevo è un termine piuttosto generico per definire un lasso di tempo di quasi dieci secoli, dal VI al XV compreso, ma per quel che riguarda la gastronomia il tempo si restringe notevolmente perché i ricettari che ci hanno lasciato i cuochi del passato e da cui possiamo dedurre come fossero l'alimentazione, i gusti, la tavola dei nostri antenati, risalgono più o meno al Trecento.
È opinione comune che la cucina medievale fosse rozza e poco raffinata; che si riversasse sugli alimenti un quantitativo enorme di spezie per coprirne l'odore e il sapore di avariato; che le persone si cibassero esclusivamente di carni arrostite su grandi fuochi, magari un po' troppo sanguinolente o al contrario ridotte a dei pezzi di carbone. Ma non è così
Per lo meno per la cucina tardo medievale, di cui ci occuperemo, mangiare era una ricerca costante di sapori, colori, abbinamenti, il tutto finalizzato a dare il massimo piacere possibile.
Ricetta dopo ricetta scopriremo insieme che la cucina medioevale era un'arte che richiedeva molta dedizione e molta inventiva. Ma soprattutto scopriremo sapori inconsueti come la delicatezza del latte di mandorle o dell'acqua di rose, la forza dell'agrodolce, il fascino esotico di spezie dimenticate.
Gli uomini e le donne del Medioevo erano senz'altro dei forti mangiatori e per i loro pasti e soprattutto per i loro banchetti venivano realizzate enormi quantità di piatti. Il gusto dell'epoca prediligeva la sovrapposizione dei sapori, tipico è il caso dell'agrodolce, e il largo uso dello zucchero e delle spezie.
Fra i condimenti quello preferito era senz'altro il trinomio cacio, zucchero e cannella e fra gli animali c'era una certa predilezione per i quadrupedi e i volatili, spesso presentati rivestiti della loro pelle o del loro piumaggio, decorati d'oro o riempiti di animali più piccoli vivi.
Abbiamo scelto le nostre proposte dai ricettari dei grandi cuochi del passato fra quelle con le combinazioni e gli accostamenti di sapori che potevano essere accettati dal gusto di oggi, ma non abbiamo per questo eliminato qualche piatto all'apparenza forse un po' inconsueto, ma che non rimpiangerete di avere provato. La gran parte dei ricettari danno solo indicazioni piuttosto vaghe circa le quantità, i tempi di cottura e via dicendo

Una delle testimonianze più interessanti dell' epoca medievale è rappresentata dagli " erbari ". Qesti codici, riccamente miniati, raffiguravano le varie erbe e le piante allora conosciute, elencandone anche i vantaggi che se ne potevano trarre per la salute.  Citiamo dal Tacuinum Sanitatis alcuni dei consigli terapeutici:

Frumento: indicato per guarire le ulcere.
Segale: indicato come calmante e sedativo.
Uovo: nutre, depura e ingrassa.
Miglio: per coloro che desiderano rinfrescarsi.
Bietole: il loro succo toglie la forfora.
Zucche: mitigano la sete e fanno bene ai collerici.
Cocomeri e cetrioli: abbassano la febbre.
Finocchio: giova alla vista
.

Cosa erano e a che cosa servivano le spezie che l'occidente importava dall'oriente a carissimo prezzo? Le spezie (o droghe) sono in realtà bacche, gemme o semi di piante. Le più conosciute sono: cannella, noce moscata, zénzero, zafferano, cumino, ... Oltre a rendere più stuzzicanti i cibi contribuivano a conservarli meglio. Ma non solo, le spezie erano anche gli essenziali componenti di molte medicine: con il ginepro, il cumino e l'anice ci si facevano liquori, tonici ed elisir. Il pepe era invece un ottimo disinfettante intestinale. Esse erano fonte di grandi guadagni per i mercanti perchè erano poco ingombranti, perciò costava poco caricarne e trasportarne qualche migliaio di chili ed i compratori erano disposti a pagarle care. Le spezie tennero il primo posto nel commercio sul Mediterraneo fino al XVII secolo. Anche il sale era usato nella cucina e nelle farmacie. Oggi è un prodotto comune e poco costoso, ma nel medioevo era molto raro e caro, tanto che i governi ne tassavano spietatamente il consumo. Venezia si arricchì con le spezie ed il sale fino dall'alto medioevo, quando la principale attività dei veneziani era lo sfruttamento delle saline e il sale era usato come moneta e come mezzo di scambio.
Il sale esaltava il sapore degli alimenti e permetteva di conservare la carne ed il pesce essiccandoli. Era inoltre considerato un ottimo disinfettante, un ricostituente del sangue energetico e corroborante, una sostanza capace di rassodare pelle e muscoli. Ed era utilizzato nella concia delle pelli.
Il valore del sale era legato anche ad antiche tradizioni magiche e religiose, tanto che il carattere sacro e magico del sale è all'origine di molte credenze popolari vive ancora oggi, come quella di considerare un segno di sventura spargere e sprecare il sale.

Zuppa di ceci de Gregorio Magno

Ingredienti: Ceci – pepe – zafferano – rosmarino – salvia – lardo – pane raffermo - sale
Preparazione: Mettere in ammollo dei ceci.
Cuocerli in abbondante acqua salata con pepe, zafferano, rosmarino e salvia.
Quando il legume sarà pronto, scolarlo e passarne una parte nel
mortaio con del brodo di cottura, affinché il tutto risulti ben liquido.
In una tegame di terracotta soffriggere del lardo, aggiungervi i ceci interi, la purea e il liquido di cottura.
Fare insaporire la zuppa e servirla ben balda, accompagnata da pane abbrustolito a parte.